Mostra ““La fedeltà al vero: trent’anni di pittura di Renato Santini”
La preziosa selezione di opere riunite negli spazi di Villa Bertelli permette al visitatore di ripercorrere la produzione artistica di Renato Santini in un arco cronologico particolarmente felice e intenso, ossia quello che dai primi anni Trenta si estende fino alla seconda metà degli anni Cinquanta. Il concorrere delle molte suggestioni e diversificate influenze nel periodo di formazione è da subito rielaborato in modo profondo e complesso da una personalità tanto giovane quanto risoluta, così come ci appare nel giovanile Autoritratto in cui un segno già graffiante e una materia ruvida accrescono l’incisività dell’immagine. Tale inclinazione risulta ben chiara nei dipinti eseguiti nel quarto decennio, un periodo tra l’altro di raro interesse documentaristico, oltre che pittorico, dato che lo stesso artista dichiarava di aver perduto traccia di gran parte delle opere elaborate in questo frangente. Dal ‘marchio a fuoco’ inevitabilmente impresso dal titanico Viani, evidente – seppur sottaciuto da Santini – in motivi quali Darsena vecchia (1935) e Baracche di pescatori (1938), egli trae spunto non solo tematico nell’indagine di un’umanità sofferente e dannata di emarginati colti nei luoghi a lui familiari, ma tecnico-stilistico, pur stemperando la foga espressionistica del maestro viareggino attraverso una resa atmosferica più pacata e una modalità visiva più contemplativa. E se questo stimolo originario va sfaldandosi e mutando forma negli anni, il seme gettato dal ‘grande vàgero’ sopravviverà in quella aderenza alle cose, alla loro dolente, derelitta esistenza, alla realtà e al suo eterno travaglio. Negli anni Quaranta tale fedeltà al vero si riversa in nature morte e paesaggi di rara raffinatezza, di cui sono esempio Vaso di fiori e Pineta. Luoghi desolati e lacerti di mondi inanimati sono vivificati tramite una materia pastosa, corposa, stesa ad ampie pennellate, in grado di restituire una vitalità pur quieta, un soffio leggero di vita appartata. La stessa che emana dai ritratti femminili, investendoli di una struggente malinconia, quella propria di una dimensione spazio-temporale quotidiana, domestica e allo stesso tempo eterna: la fine indagine psicologica di Santini dispiega tutta la sua capacità di penetrazione nel Ritratto di Danila (1939), come nella Maternità (1942), trovando massima espressione nella definizione di uno sguardo che, rivolto lateralmente per evitare la brutale frontalità, si apre, assorto, su una luminosa vita interiore. Si comprende dunque quanto per Santini l’adesione al vero possa e debba convivere con una costante allusione ad un significato ulteriore, ad un universo non visibile, impalpabile ma percepibile. Nel suo realismo esistenziale il paesaggio inanimato, romito, dimenticato, popolato perlopiù da oggetti consumati dal tempo e da architetture anonime, disabitate o in rovina (Periferia, 1954), diviene emblema di questo stato di eterna solitudine, di un’esistenza ai margini. Il mare, luogo topico per eccellenza della pittura di Santini, diviene scenario simbolico del destino umano e del continuo ciclo vita-morte, ma anche trasposizione figurativa di emozioni ed esperienze vissute dall’artista. Osservando le marine qui presentate, si assiste ad un progressivo incupirsi del suo sguardo, dal vivace Notturno (1950), irradiato da una inusuale luna rossa, all’arioso Bagni popolari (1953) nel quale riecheggiano, in puntuali citazioni, gli stilemi di Lorenzo Viani e Moses Levy, fino alla disperata Lampare e trespoli da pesca (1956), ove nelle scheletriche, precarie imbarcazioni inabissate in un cielo livido riecheggiano i celebri straccali, resti dimenticati di un’esistenza che fu. Come ebbe a sottolineare Guttuso, nel mondo di Santini «sono i fantasmi delle cose che compaiono assieme alle cose […] un mondo grattato frugato dal pittore, pestato, interrogato, senza pietà di se stesso, né delle cose. Senza intimismo, senza “poesia” sovrapposta, senza accentuazioni e senza spettacolo».
La mostra rimarrà esposta nella Sala Ferrario fino al 28 febbraio 2026.
Ingresso libero – tutti i giorni dalle 16.00 alle 19.00.
Nelle giornate ed orario dei concerti non sarà possibile visitare la mostra (per ogni ulteriore informazione consultare il calendario disponibile sul sito)
