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I pittori lombardi della luce. Preludi caravaggeschi

Conferenza a cura di Davide Pugnana

Primo appuntamento con lo storico dell’arte e scrittore Davide Pugnana, propedeutico alla mostra sui caravaggisti napoletani presenti nella Collezione De Vito che saranno protagonisti della mostra al Fortino, visibile a partire dal 27 marzo.

L’evento è promosso e sponsorizzato da Giulio Garsia Allianz Bank Financial Advisor.

La storiografia artistica – spiega Pugnana – ha progressivamente riconosciuto come la cosiddetta “rivoluzione caravaggesca” non sorga nel vuoto; ma si innesti su un terreno figurativo già profondamente trasformato nell’Italia settentrionale della seconda metà del XVI secolo. In particolare l’area lombarda — comprendente Milano, Brescia, Bergamo e Cremona — sviluppa una cultura pittorica caratterizzata da un forte naturalismo, da una sensibilità luministica intensa e da un’attenzione quasi empirica al dato reale. Questa tradizione, definita dalla critica come “precaravaggismo lombardo”, costituisce il contesto visivo e culturale entro cui si forma la pittura di Caravaggio. L’ipotesi di una genealogia lombarda del naturalismo caravaggesco è stata sostenuta con particolare forza da Roberto Longhi, che, già negli anni Venti del Novecento, individuò una linea figurativa alternativa al classicismo centro-italiano, radicata nella tradizione padana. Secondo Longhi, il naturalismo di Caravaggio rappresenta il compimento radicale di una tendenza già presente nella pittura lombarda del Cinquecento: una pittura “di cose vere”, sensibile alla concretezza della luce, alla fisicità dei corpi e alla verità psicologica delle figure. All’interno di questa tradizione emergono figure di straordinaria importanza, tra cui Giovanni Girolamo Savoldo, Moretto da Brescia e Giovanni Battista Moroni. Pur appartenendo alla generazione precedente rispetto a Caravaggio, questi artisti elaborano una concezione pittorica fondata su una percezione diretta della realtà visibile. Alla luce di queste premesse, la rivoluzione caravaggesca può essere interpretata non come una rottura assoluta, ma come la radicalizzazione di una tendenza già presente nella cultura figurativa lombarda.” Continua Pugnana: “La cosiddetta rivoluzione pittorica di Caravaggio, quindi, non è un processo senza maestri alle spalle; essa anzi non può essere compresa pienamente se isolata dal contesto figurativo da cui essa nasce. L’analisi della tradizione lombarda del XVI secolo mostra, infatti, come molti degli elementi che caratterizzeranno la sua pittura fossero già presenti, seppure in forma embrionale, nell’opera di artisti attivi tra Brescia, Bergamo e Milano.

Evento gratuito. Prenotazione obbligatoria 0584 787251.

Quando: 20 Marzo 2026
Ore: 17:00
Dove: Villa Bertelli

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