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SUMMARY:Mostra "Io sono Grì"
DESCRIPTION:Due vite nell’arte: Andreina Vannoni e Arturo Dazzi\nA cura di Benedetta Veschi\nIn mostra dal 16 aprile\, nella Sala Ferrario di Villa Bertelli\, una raffinata selezione di opere di Arturo Dazzi restituisce al pubblico uno sguardo ravvicinato su una delle personalità più significative del Novecento italiano\, intrecciando indissolubilmente la vicenda artistica a quella umana. \nL’esposizione si inserisce simbolicamente nell’anno in cui ricorre l’anniversario della scomparsa dell’artista\, avvenuta il 16 ottobre 1966\, e intende al contempo rendere omaggio alla figura di Andreina Vannoni\, affettuosamente soprannominata Grì\, presenza centrale nella sua vita e autentica custode della sua eredità. \nA lei si deve infatti la paziente opera di conservazione del materiale raccolto nella casa-studio e la successiva donazione al Comune di Forte dei Marmi\, formalizzata il 21 giugno 1986\, grazie alla quale questo prezioso nucleo di opere è conservato a Villa Bertelli ed esposto al pubblico nella mostra temporanea della Sala Ferrario ed all’interno del Museo Quarto Platano. \nVannoni fu non solo compagna e musa dell’artista\, ma anche figura attiva\, seppur in forma episodica\, nella pratica pittorica. I ritratti che Dazzi le dedica restituiscono un’immagine intima\, mentre la sua presenza emerge con discrezione anche come pittrice\, in un dialogo silenzioso che attraversa l’intera parabola creativa dell’artista. In questa duplice dimensione\, privata e pubblica\, si misura pienamente il suo ruolo determinante nella trasmissione della memoria di Dazzi fino ai giorni nostri. \nSarà anche grazie all’intermediazione di Vannoni che si consolida il ritorno a Vittoria Apuana di Arturo Dazzi\, preludio alla successiva e fertile frequentazione del Quarto Platano. Un rientro che si colloca in un momento di piena maturità espressiva\, in cui la sua ricerca pittorica si apre con rinnovata consapevolezza ai temi suggeriti dalla Versilia. \nIn questo percorso espositivo sarà possibile osservare i differenti soggetti che attraversano l’opera di Arturo Dazzi come un filo continuo\, profondamente coerente\, in cui la natura\, il ritratto e la dimensione quotidiana si riflettono l’uno nell’altro. \nLa mostra invita così a seguire questo filo con calma\, lasciando che siano le immagini a parlare: nei paesaggi\, nei volti\, negli oggetti più semplici dove emerge gradualmente un modo di vedere il mondo fatto di equilibrio\, immediatezza e attenzione ai dettagli. \nEd è proprio in questo dialogo silenzioso tra le opere che si costruisce il senso più profondo del percorso\, che accompagna il visitatore a scoprire\, passo dopo passo\, la ricchezza di un artista ancora sorprendentemente vicino alla sensibilità di oggi. \n  \nIngresso libero – tutti i giorni dalle 16.00 alle 19.00.  \nNelle giornate ed orario dei concerti non sarà possibile visitare la mostra (per ogni ulteriore informazione consultare il calendario disponibile sul sito)
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SUMMARY:Caravaggio 1606-1610. Dalla luce al buio
DESCRIPTION:Caravaggio 1606-1610. Dalla luce al buio\nConferenza a cura di Davide Pugnana\nProsegue il ciclo dello storico dell’arte e saggista Davide Pugnana\, dedicato a Caravaggio e ai caravaggisti\, un percorso propedeutico alla visita della mostra in corso\, al Fortino\, sui caravaggisti napoletani della Collezione De Vito. Evento promosso e sponsorizzato da Giulio Garsia Allianz Bank Financial Advisor.Si legge nella presentazione di Pugnana: “Dopo aver raccontato i precursori lombardi di Caravaggio\, parlerò dell’opera dell’ultimo Caravaggio\, quella che abbraccia gli anni estremi della sua ricerca\, dal 1606 al 1610.Negli ultimi quattro anni della sua vita\, Caravaggio dipinge come un uomo che vive costantemente sull’orlo della fine. Non è più solo il pittore della realtà provocatoria degli anni romani\, diventa il pittore della precarietà umana. La luce non costruisce più armonia: da un certo momento in poi essa è un lampo intermittente dentro il nero. Un’ombra che la lama di luce taglia e attraversa con strenua fatica. Dal 1606 — anno dell’omicidio di Ranuccio Tomassoni e della fuga da Roma — la pittura di Caravaggio cambia radicalmente: la luce non organizza più il mondo; lo ferisce; lo spazio stesso si chiude\, si svuota; i corpi emergono dal nero come apparizioni; la religione si trasforma in esperienza della colpa\, della morte e della redenzione impossibile. Le scene\, prima gremite\, si fanno ora sempre più scabre e silenti.” Questi anni finali non sono solo una “fase tarda”\, ma un progressivo sprofondamento della pittura verso una materia tragica e notturna. La pittura tarda di Caravaggio è una pittura dell’assenza\, del sangue\, della decapitazione\, del senso di colpa. Non c’è più teatralità barocca\, macchine sceniche\, polifonia: solo silenzio. Da Napoli alla Sicilia la luce caravaggesca diventa sempre più rara\, intermittente\, tragica. E proprio nel momento in cui il buio invade la tela\, Caravaggio inventa la pittura moderna.” \nEvento gratuito. Prenotazione obbligatoria 0584 787251
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