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SUMMARY:Mostra "“La fedeltà al vero: trent’anni di pittura di Renato Santini”
DESCRIPTION:LA MOSTRA È STATA PROROGATA FINO AL 29 MARZO 2026\nLa preziosa selezione di opere riunite negli spazi di Villa Bertelli permette al visitatore di ripercorrere la produzione artistica di Renato Santini in un arco cronologico particolarmente felice e intenso\, ossia quello che dai primi anni Trenta si estende fino alla seconda metà degli anni Cinquanta. Il concorrere delle molte suggestioni e diversificate influenze nel periodo di formazione è da subito rielaborato in modo profondo e complesso da una personalità tanto giovane quanto risoluta\, così come ci appare nel giovanile Autoritratto in cui un segno già graffiante e una materia ruvida accrescono l’incisività dell’immagine. Tale inclinazione risulta ben chiara nei dipinti eseguiti nel quarto decennio\, un periodo tra l’altro di raro interesse documentaristico\, oltre che pittorico\, dato che lo stesso artista dichiarava di aver perduto traccia di gran parte delle opere elaborate in questo frangente. Dal ‘marchio a fuoco’ inevitabilmente impresso dal titanico Viani\, evidente – seppur sottaciuto da Santini – in motivi quali Darsena vecchia (1935) e Baracche di pescatori (1938)\, egli trae spunto non solo tematico nell’indagine di un’umanità sofferente e dannata di emarginati colti nei luoghi a lui familiari\, ma tecnico-stilistico\, pur stemperando la foga espressionistica del maestro viareggino attraverso una resa atmosferica più pacata e una modalità visiva più contemplativa. E se questo stimolo originario va sfaldandosi e mutando forma negli anni\, il seme gettato dal ‘grande vàgero’ sopravviverà in quella aderenza alle cose\, alla loro dolente\, derelitta esistenza\, alla realtà e al suo eterno travaglio. Negli anni Quaranta tale fedeltà al vero si riversa in nature morte e paesaggi di rara raffinatezza\, di cui sono esempio Vaso di fiori e Pineta. Luoghi desolati e lacerti di mondi inanimati sono vivificati tramite una materia pastosa\, corposa\, stesa ad ampie pennellate\, in grado di restituire una vitalità pur quieta\, un soffio leggero di vita appartata. La stessa che emana dai ritratti femminili\, investendoli di una struggente malinconia\, quella propria di una dimensione spazio-temporale quotidiana\, domestica e allo stesso tempo eterna: la fine indagine psicologica di Santini dispiega tutta la sua capacità di penetrazione nel Ritratto di Danila (1939)\, come nella Maternità (1942)\, trovando massima espressione nella definizione di uno sguardo che\, rivolto lateralmente per evitare la brutale frontalità\, si apre\, assorto\, su una luminosa vita interiore. Si comprende dunque quanto per Santini l’adesione al vero possa e debba convivere con una costante allusione ad un significato ulteriore\, ad un universo non visibile\, impalpabile ma percepibile. Nel suo realismo esistenziale il paesaggio inanimato\, romito\, dimenticato\, popolato perlopiù da oggetti consumati dal tempo e da architetture anonime\, disabitate o in rovina (Periferia\, 1954)\, diviene emblema di questo stato di eterna solitudine\, di un’esistenza ai margini. Il mare\, luogo topico per eccellenza della pittura di Santini\, diviene scenario simbolico del destino umano e del continuo ciclo vita-morte\, ma anche trasposizione figurativa di emozioni ed esperienze vissute dall’artista. Osservando le marine qui presentate\, si assiste ad un progressivo incupirsi del suo sguardo\, dal vivace Notturno (1950)\, irradiato da una inusuale luna rossa\, all’arioso Bagni popolari (1953) nel quale riecheggiano\, in puntuali citazioni\, gli stilemi di Lorenzo Viani e Moses Levy\, fino alla disperata Lampare e trespoli da pesca (1956)\, ove nelle scheletriche\, precarie imbarcazioni inabissate in un cielo livido riecheggiano i celebri straccali\, resti dimenticati di un’esistenza che fu. Come ebbe a sottolineare Guttuso\, nel mondo di Santini «sono i fantasmi delle cose che compaiono assieme alle cose […] un mondo grattato frugato dal pittore\, pestato\, interrogato\, senza pietà di se stesso\, né delle cose. Senza intimismo\, senza “poesia” sovrapposta\, senza accentuazioni e senza spettacolo». \nIngresso libero – tutti i giorni dalle 16.00 alle 19.00.  \nNelle giornate ed orario dei concerti non sarà possibile visitare la mostra (per ogni ulteriore informazione consultare il calendario disponibile sul sito)
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SUMMARY:Salvatore Ottolenghi. Inventore della polizia scientifica
DESCRIPTION:con Roberto Ricciardi\n  \nRoberto Riccardi\, Generale di Brigata dell’Arma e scrittore\, presenta il suo libro su Salvatore Ottolenghi\, l’inventore della polizia scientifica. Il Generale Riccardi attualmente dirige il Dipartimento Audit e Innovazione presso il Comando generale. Ha pubblicato diversi libri\, ottenendo importanti riconoscimenti di critica. Sul palco dialogherà con lui il giornalista Enrico Salvadori.Si legge nella sinossi:Roma\, 4 giugno 1902. Senza appuntamento\, un giovane medico varca la soglia del direttore generale della Pubblica Sicurezza. In pochi minuti convince il ministro Giolitti a creare qualcosa che non esiste: una Scuola di polizia scientifica. Tre mesi dopo\, a Regina Coeli\, nasce il primo corso al mondo che trasforma l’indagine da pratica empirica a disciplina fondata sulla scienza. Al centro di questa rivoluzione c’è Salvatore Ottolenghi\, ebreo astigiano\, allievo di Cesare Lombroso\, animato dal desiderio di rendere la giustizia davvero giusta. Da lui nascono il cartellino segnaletico\, la rete internazionale di cooperazione tra forze di polizia\, la carta d’identità italiana. Sotto la sua guida vengono formati i detective che affronteranno casi destinati a entrare nella storia: dal delitto Matteotti allo Smemorato di Collegno\, dal mostro Girolimoni ai misteri di corte della regina Elena. Questa biografia restituisce il ritratto di un uomo capace di cambiare per sempre il volto delle indagini\, spingendo l’Italia all’avanguardia nella scienza forense. Un’epopea che attraversa mezzo secolo di storia\, dal Risorgimento al fascismo\, e che ha lasciato un’eredità destinata a resistere al tempo. \nEvento gratuito. \nPrenotazione obbligatoria 0584 787251
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